ItaliaOggi | Il muro che diventa trendy

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the WALL exhibition Palazzo Belloni

Il muro. Adesso è trendy chiamarlo all’inglese: The Wall. Gerry Scotti , tra i campioni di audience di Canale5 , propone nel preserale un gioco chiamato così, con oltre tre milioni di telespettatori che lo seguono. Ma The Wall è anche il titolo di un film diretto da Doug Liman , già nelle sale, vicenda di due soldati americani che vengono presi di mira da un cecchino iracheno. E adesso The Wall è una rassegna artistica ospitata (fino al 6 maggio) a Palazzo Belloni (a Bologna, proprietà di Andrea Riffeser , editore del Resto del Carlino-Nazione-Giorno ). Dicono i curatori: «Il Muro ci difende, ma ci separa. Ci nasconde, ma lo usiamo per esprimerci. Ci protegge, ma lo vogliamo scavalcare. Unisce dividendo. Cela rivelandosi. Un Muro non ha mai un lato solo». Forse davanti a un muro mai abbiamo pensato tutto questo. Invece ecco il muro che diventa arte. Sono esposte le pitture rupestri di 40 anni fa per arrivare a Lucio Fontana e Christo. Ma c’è pure un corner dedicato ai Pink Floyd poiché furono loro i primi a scoprire The Wall , intitolando così un album di successo scritto dal bassista Roger Waters dopo un diverbio avvenuto con un fan durante un concerto. Egli percepì l’esistenza di un muro metafisico tra lui e il suo pubblico e decise di approfondire questa sensazione attraverso musica e parole. Insomma di fronte a un muro teniamo lontano i cani e, magari, fermiamoci a pensare.

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